L’8 Marzo ricorre la Giornata Internazionale della donna, non una festa, ma una importante ricorrenza, per onorare le conquiste sociali, economiche e politiche delle donne, e per sensibilizzare sulla parità di genere.
La data dell’8 Marzo fu proposta per la prima volta da Clara Eissner Zetkin (socialista polacca) durante la prima Conferenza Internazionale delle Donne Socialiste, tenutasi a Copenhagen nel 1910. L’origine della data è ormai persa nei racconti, ciascuno legato a reali episodi accaduti a cavallo del 1900: il primo sciopero delle lavoratrici dell’industria tessile a New York o il rogo letale del 1929 sempre in una industria tessile? Non è importante quale sia la vera origine, tutti sono stati tasselli che hanno portato a questa fondamentale giornata di lotta.
In Italia si riprese a celebrare la Giornata Internazionale della Donna nel 1946, dopo una pausa dovuta alla guerra. Non si trattava di una ricorrenza, ma di una data scelta per sollevare l’attenzione sulle rivendicazioni salariali e sociali delle donne. Una giornata puramente politica, per ricordare che i diritti delle donne erano un tema attuale su cui si doveva continuare a tornare. Teresa Noce, Rita Montagnana e Teresa Mattei, donne della Resistenza, esponenti del Partito Comunista Italiano e firmatarie della Costituzione, proposero di legare alla giornata un simbolo: pensarono a un fiore, scegliendo la mimosa. Un fiore povero, che tutte potessero recuperare, per poterlo donare alle compagne di lotta e indossare durante le manifestazioni. Non un omaggio delicato, ma un simbolo riconoscibile, dal colore e profumo invadenti.
“L’idea mi venne perché la mimosa era il fiore che i partigiani regalavano alle staffette. Mi ricordava la lotta sulle montagne. Un fiore povero, che cresceva ovunque a Marzo e poteva essere raccolto a mazzi gratuitamente. La mimosa significa tenacia e quando ancora oggi vedo le ragazze manifestare con questo fiore tra le mani mi commuovo, perché non bisogna mai abbassare la voce.”
Teresa Mattei, partigiana, più giovane deputata eletta nell’Assemblea Costituente.
In occasione di questa giornata condividiamo un testo sul pensiero femminista transfemminista, come una grande visione alternativa del mondo.
Riportiamo sotto alcuni estratti del discorso che Elisa Giannini (a.k.a. Teresa 5) ha tenuto presso la Fondazione Feltrinelli a Milano domenica 1 Febbraio 2026, e riportato per intero nella puntata “Il femminismo”, dell’1 febbraio 2026 del podcast “Cinque minuti di rivoluzione” di Teresa 5 (link alla puntata: Cinque Minuti (di rivoluzione): Il femminismo). In coda a questa mail la trascrizione completa.
“Se vogliamo parlare di un’alternativa di mondo, secondo me il femminismo è un bel punto di partenza, perché è una grande visione di mondo e grandemente alternativa. L’alternativa più radicale a cui io possa pensare, proprio il femminismo, che non vuol dire una cosa solo delle donne, ovviamente.”
“Questo sistema qui in cui viviamo si basa sull’oppressione di un genere … un sistema che si basa sullo sfruttare, schiacciare, sottopagare, silenziare le donne, quando non picchiarle, mutilarle, stuprarle o ucciderle.”
“Vivere secondo una postura femminista significa intanto che metà della popolazione non viene più oppressa … ma soprattutto significa la creazione sperimentale di un modo nuovo di stare al mondo.”
“Non stiamo parlando delle donne che comandano, perché le donne che comandano, secondo lo stesso schema con cui comandano gli uomini, col femminismo c’entrano ben poco … stiamo parlando di un modo di stare al mondo e di governarlo, che parta dal presupposto … che siamo sul pianeta non per competere … ma siamo qui per fiorire insieme, per collaborare, per generare amore e arte.”
“La forza a questo punto dell’evoluzione umana dovremmo averlo capito … non può essere identificata con la violenza e la sopraffazione, che sono semmai manifestazioni del contrario. La forza, sempre partendo da un punto di vista del femminile, è creatrice, costruttiva. Quella è forza non violenta, mite, ma potente.”
“Quando dico femminismo mi riferisco al femminismo intersezionale, cioè che contempla anche le altre forme di oppressione accanto a quella di genere, quindi di classe, quella di orientamento sessuale, il razzismo, e mette in discussione tutto questo sistema che si basa appunto sull’oppressione di una serie di categorie, perché l’oppressione non è un effetto collaterale, è proprio strutturale al sistema.”
“Come fai a fare guerre se metti al centro l’amorevolezza? Il rispetto per l’altro, la collaborazione, la comprensione, il dialogo … Cioè stiamo dentro una grossa ideologia che ci opprime, ci devasta, ci uccide pure, ma non se ne parla. Quindi ideologia per ideologia scegliamone una bella almeno, o no? Mettiamo al centro le cose da femmine. La solidarietà, la cura, la forza vera, la collaborazione, il socialismo, il comunismo, il fiorire insieme, l’amore.”
“Del resto, cos’è che muove il sole e le altre stelle? Il petrolio? Non credo.”
Elisa Giannini, a.k.a. Teresa 5
Buona lotta a tutt3.
Gruppo DEA@OAB
Al link di seguito potete trovare la trascrizione completa di:
Cinque Minuti (di rivoluzione): Il femminismo, 1 Feb 2026

